L’interpretazione dei sogni nella cultura aborigena.
Di Flaminia Polcini
Gli aborigeni australiani credono che tutto l’esistente abbia avuto origine da un sogno, il cosiddetto tempo del sogno. Nella loro mitologia, il “tempo del sogno” è il periodo che precede la formazione del mondo o, più precisamente, il tempo in cui sarebbe avvenuta la creazione, dato che, prima di esso, la Terra era poco più di una massa disordinata di magma cui i racconti mitici del “tempo del sogno” hanno dato un ordine.
Secondo gli aborigeni il “sogno” di un luogo è il racconto di come il luogo stesso è stato creato. Da diversi studi è emerso che le narrazioni del “tempo del sogno” vengono tramandate in forma di canti e sono utili per costruire una sorta di genealogia che collega il primo antenato alle generazioni più recenti.
Gli aborigeni australiani, inoltre, ritengono ancora oggi che sia possibile entrare in contatto con gli abitanti del “tempo del sogno” in virtù di una condizione di semi-incoscienza (tra sonno e veglia) o attraverso cerimonie sacre e rituali specifici. Questa pratica ha preso il nome di Dreamtime (per l’appunto “tempo del sogno”) o semplicemente Dreaming ovvero ‘sognare’.
Il Dreaming è, dunque, un periodo mitologico con un inizio, ma senza alcuna fine prevedibile, durante il quale la natura è stata formata e umanizzata dalle azioni di esseri mitologici. Questi ultimi, secondo la cultura aborigena, avrebbero assunto le sembianze di esseri umani o di animali (forma cosiddetta ‘totemica’), mentre altri avrebbero cambiato forma del tutto. Sono loro, inoltre, ad aver stabilito l’attuale gerarchia sociale e le regole vigenti; alcuni – si pensi, in particolare, alle cosiddette grandi madri della fertilità, ma anche ai genitori uomini – furono responsabili della creazione della vita umana (in sostanza, le prime persone ad abitare questa Terra).
Gli esseri leggendari del Dreaming sono eterni. Malgrado, secondo le leggende, alcuni siano stati uccisi, siano scomparsi, si siano manifestati tramite rituali o addirittura trasformati in soggetti “fisiografici” (come, ad esempio, una formazione rocciosa superficiale, o un pozzo naturale), la loro qualità essenziale è rimasta immutata.
Stando alle credenze aborigene, questi esseri mistici sono – spiritualmente parlando – tanto vivi oggi quanto lo erano in passato. I luoghi in cui queste creature leggendarie si sono palesate o hanno compiuto le loro metamorfosi sono presto diventati sacri e sedi di rituali per i nativi.
È importante ricordare inoltre – in quanto può offrire uno spunto interessante per riflettere anche sul pensiero freudiano – che la pratica del Dreaming, intesa come un sistema coordinato di credenza e azione, include il totemismo. Dreaming e totemismo sono concetti fortemente intrecciati: infatti l’uomo, analogamente agli animali e agli esseri leggendari già citati, è considerato parte integrante della natura; insieme, questi elementi condividono una forza vitale molto intensa e altrettanto inscindibile. Il totem funge da filo conduttore tra l’uomo e il Dreaming, un vero trait d’union che pone l’individuo al centro di questa pratica, fornendogli un’identità indissolubile che non ha né inizio né fine nel tempo. È qui che si può creare un collegamento con il padre della psicanalisi.
Nel 1913, Sigmund Freud pubblica l’opera Totem e tabù, nella quale vengono analizzati minuziosamente i due concetti indicati nel titolo. In particolare, è quello di totem che ci riporta all’interpretazione dei sogni degli aborigeni australiani. Il totem viene visto da Freud come l’elemento sacro, che permette di tornare indietro di generazioni, generalmente per influsso della componente maschile. In quasi tutte le culture di questo tipo, è proprio il padre ad essere associato a un elemento sacro; senza bisogno di spingerci fino in Australia, basta considerare il comandamento cristiano “onora il padre e la madre”, dove – in quanto gli onori vanno fatti a Dio – è insita l’idea che si debba onorare il padre come fosse una divinità.
Oltre ad essere identificativo del gruppo sociale di cui si fa parte, il totem rappresenta, quindi, il padre, ma è chiaro che deve anche essere legato all’origine delle religioni: queste non sono messe in discussione perché, sostanzialmente, ciò non è possibile. Ogni credo, infatti, comporta dei dogmi che, per definizione, sono assolutamente indiscutibili.
L’interpretazione dei sogni non è, dunque, farina del sacco di Freud, dato che si tratta di una pratica antica quanto l’uomo stesso o, perlomeno, nata nel momento in cui l’uomo, nella sua piccolezza, ha iniziato a interrogarsi sul perché di alcuni aspetti non chiari della sua vita. Tra questi, naturalmente, non si può che ritrovare quella bizzarra dimensione in cui entriamo una volta chiusi gli occhi, tra sonno e veglia, tra immaginazione e realtà; una dimensione che, pur affascinandoci da millenni, non ci fornisce risposte certe.