Un album geniale o insensato? Forse entrambe le cose.
Di Andrea Ferrari
Carti ha droppato! Finalmente! Quest’album è uscito davvero, non è un altro leak a caso su Soundcloud con nomi strani. Ci ha fatto aspettare mezza decade senza nulla, e adesso ci regala 30 tracce come se fosse normale.
Ok, cerchiamo di contenere l’emozione e torniamo professionali. Se non sei famigliare con Playboi Carti, è forse uno dei rapper più idolatrati della scena trap americana, tanto da essere diventato culto tra i fan più accaniti. È quello che ha preso la trap, l’ha fatta esplodere, poi l’ha ricucita a caso con le mani sporche di sangue e glitter. Non serve capirlo, serve sentirlo. E se lo capisci troppo, forse non lo stai sentendo abbastanza.
Il rapper di Atlanta ha di recente pubblicato il suo attesissimo terzo album in studio. Il titolo dice tutto e niente: MUSIC. Sembra quasi una provocazione, è come se Carti ti dicesse: “Ehi, non importa cosa c’è qui dentro, importa che l’ho fatto io”.
Ma ora veniamo al disco in sé. È difficile riassumere in poche parole quello che accade in questi 77 minuti. Questo progetto sembra fatto come se tanti demo di tanti progetti diversi fossero messi insieme. Guarda per esempio i primi due pezzi. Si inizia con “POP OUT”, con un beat grezzo ed energetico, che quasi ricorda l’energia “punk trap” che aveva il suo precedente disco “Whole Lotta Red”; mentre “CRUSH” ha toni molto più calmi, con una vibe quasi psichedelica, il tutto condito con cori gospel alla Kanye West.
Carti è noto per sapersi reinventare con ogni progetto. Con MUSIC però decide di cambiare, e più che reinventarsi celebra sé stesso. È un progetto caotico, confuso, che oscilla tra genialità e confusione. Contiene trap di ogni variante, alcuni accenni all’EDM, pezzi incompiuti oppure iper-elaborati. E una versatilità tipica di Carti che però non sempre gioca a suo favore. Ad esempio, “EVIL J0RDAN” poteva essere uno dei punti più forti dell’album, se non fosse per quell’introduzione di trenta secondi decisamente poco adatta alla canzone, ma che sembra fatta apposta per un intro di un canale YouTube di Minecraft del 2013.
La scelta di includere così tante canzoni nell’album è anch’essa un punto debole. Trenta tracce sono tantissime, ed è impossibile non avere momenti bassi (Beh, impossibile è un parolone, vedi “Di Vizi Di Forma Virtù” di Dargen D’Amico). Per esempio, ci sono alcune tracce con produzioni fuori dal comune, nel peggior senso della parola. “OPM BABI” sembra quasi fatta all’ultimo, nulla ha senso in questa traccia; inascoltabile o geniale, dipende da quanta tolleranza hai al caos.
Alcune tracce vengono anche rovinate dai testi stessi. Per esempio, “FINE SHIT” ha un beat anche molto bello ma crolla per colpa delle liriche tossiche. Mettere barre misogine da “padrone del corpo altrui” in bocca a uno con accuse di violenza domestica non è forse una mossa così geniale da parte di Carti, e il tutto suona ancora più disturbante.
Poi ci sono canzoni come “TWIN TRIM”: un mistero. È un pezzo solista di Lil Uzi, senza Carti, buttato lì per sbaglio o per riempire. Sembra un vecchio file dimenticato nel disco fisso e riesumato all’ultimo minuto. Nessun senso, zero impatto, sembra stato messo solo per arrivare a 30 pezzi.
Ma il disco sa anche essere bello, creativo a tratti. Ho già parlato della intro “POP OUT”, e mi ha fatto sperare che tutto il disco fosse così. “COCAINE NOSE” è un’altra canzone che riprende quello spirito “punk trap”. È quasi ridicola come traccia, ma è anche questo che lo rende irresistibile: non gliene frega niente, e si sente.
Sono riuscito ad apprezzare, a differenza di molti altri fan, i featuring con Kendrick. In “BACKD00R” funziona benissimo, ma anche in “GOOD CREDIT” offre una buona performance. La chimica tra i due c’è, e mi è piaciuto vedere Kendrick che prova a entrare nel mondo di Carti.
In conclusione, valeva la pena aspettare? È difficile dirlo. Carti ha trasformato questa attesa in marketing, alzando continuamente le aspettative per questo album, talmente tanto che non si sarebbero potute realizzare neanche se faceva uscire Abbey Road 2. Se vogliamo dirla tutta, diciamo che non si è comportato nel migliore dei modi con i suoi fan, rimandando continuamente l’uscita del disco all’ultimo minuto.
Ma musicalmente parlando, non è male.
È un capolavoro? Forse. È un disastro? Anche.
MUSIC è uno di quegli album che non puoi valutare con le solite categorie.
Non è “bello” o “brutto”. È “cartiesco”. È un’esperienza. Può sembrarti una perdita di tempo alla prima ascoltata, poi il giorno dopo ti ritrovi a canticchiare le adlib come uno scemo.
Oppure no. Oppure lo odi. Ma comunque ne parli. Ed è lì che Carti vince. Perché questo disco è puro linguaggio cartiano, in una forma ancora più astratta e indigeribile.