di Greta Bellelli

“La Mafia uccide solo d’estate” è un prodotto che tratta il grande fenomeno della mafia in maniera profonda, delicata e precisa, tessendo allo stesso tempo una trama incalzante e interessante dal punto di vista narrativo. Il punto forte del film risiede nel tentativo di descrivere la vita di un ragazzo italiano nella seconda metà del XX secolo attraverso vicende tipiche adolescenziali come la fede, l’amore, la famiglia, il lavoro, gli interessi, gli amici, i coetanei, la scuola, la gelosia, il dispiacere, gli idoli, le gioie e le curiosità, che subiscono una forte ed irreversibile distorsione a causa dell’universo mafioso che permea ogni particella di quella realtà.

Il film affronta i grandi temi della legalità, della giustizia, della morale e dell’etica, del singolo e dello Stato; ma anche la corruzione, la fiducia, la lealtà, la dignità e l’onore.

Internet costituisce una risorsa efficace nel fornire dettagli storici e narrativi sulla trama, di cui è apprezzabile ogni dettaglio.

Una scelta interessante è certamente quella di fare di un ragazzo il protagonista del film: gli occhi di un fanciullo sono lo sguardo più puro sulla realtà e attraverso il suo sguardo noi spettatori, più consapevoli e coscienti, ci rendiamo conto di essere tutti bambini quando c’è da mettere in discussione cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è legale e cosa non lo è. Noi “adulti” siamo come bambini quando nella nostra vita finiscono corruzione e proiettili, ciò vuol dire che anche il più grande avvocato, giudice o deputato torna neonato di fronte ad una pistola puntata alla tempia o quando una bomba viene piazzata nella propria auto. Un fiore per l’amata, un dolcetto per l’amico non sono risparmiati dalla carica esplosiva – metaforica e letteraria – della brutalità e della malignità della criminalità organizzata.

Eppure, quello che più di tutto provoca stupore è la cecità della massa: la negazione estrema dell’evidenza. La mafia possedeva e possiede una minuziosa organizzazione, gerarchica e ben strutturata; sa nascondersi come nessuno sa fare, ma sa anche essere visibile, palese e riconoscibile. Gli omicidi accadevano sotto gli occhi di tutti, e non provavano e non provano tutt’ora a mascherarli. Ma c’era e c’è chi nega: questo aspetto è ciò che il regista probabilmente vuole sottolineare nel titolo, una frase forte e chiara per dire “ogni tanto basta chiudere un occhio e far finta di nulla” oppure “preoccupiamoci di cosa succede quando ci sta bene, altrimenti non chi s’è visto s’è visto. E io non ho visto”.

Il film mette in luce il sentimento dell’orgoglio che pervade l’essere umano, vittima di sé stesso spinto a vedere solo quello che vuole vedere e credere solo a ciò a cui vuole credere. È stupefacente e destabilizzante quanto facilmente siamo ingannabili. Siamo tutti e tutte estremamente vulnerabili, plasmati da credenze o teorie, manipolazioni. Siamo vittime della pubblicità, della propaganda e delle immagini di facciata: tutto ciò costituisce ulteriori barriere tra noi, la legalità e la giustizia.

Ma le parole senza i fatti rischiano di rimanere ideologie, tema essenziale del girato: l’idolatria di Arturo per Matteotti è incredibilmente disturbante. Arturo si fida ciecamente del magistrato e fino all’ultimo secondo crede che la Sicilia non abbia nulla a che fare con la Mafia. Ci crede perché è lui il Grande, unico e solo Matteotti, valoroso deputato democristiano.

Eppure Arturo è buono e crede anche negli uomini e nella loro morale: non accetta che si facciano saltare in aria carni per questioni futili, piuttosto accetta che siano le donne il problema. Arturo è l’emblema del popolo cieco, innocuo, fanciullo: anziché ammettere l’esistenza della corruzione e dell’ingiustizia accetta i suoi fallimenti come coincidenze, sfortune e delusioni personali. Certamente come esistono le bombe ci sono anche le persone che le attivano, ma non sempre legalità e giustizia coincidono; consci del fatto che la legge è creata da uomini e donne, dovremmo avere la lucidità critica di provare a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Di certo, una cosa sbagliata lo è in assoluto: chiudere gli occhi, essere indifferenti e aspettare solo che arrivi l’inverno, perché tanto “la mafia uccide solo d’estate”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Warning: Undefined array key "blogus-site-mode-cookie" in /var/www/myfermi/html/wp-content/themes/blogus-child-2/inc/ansar/enqueue.php on line 73