Il discorso di Draghi sul deficit europeo nel settore dell’IA.
di Michele Sbizzera.
“L’UE adotti l’intelligenza artificiale su larga scala o sarà stagnazione. Ridurre il divario con USA e Cina”. Queste sono le parole pronunciate dall’ex premier Mario Draghi al Politecnico di Milano, il 2 dicembre del 2025, in occasione dell’inaugurazione del 163° anno accademico dell’università.
L’intelligenza artificiale, secondo l’ex presidente BCE, non è semplicemente fonte di innovazione, ma la chiave per la crescita economica degli stati europei. L’idea che lo sviluppo economico sia opzionale è “un’illusione seducente”, a detta sua: poiché, per i paesi con alto debito pubblico, diventerà sempre più difficile soddisfare l’aumento degli interessi, con un conseguente bisogno di ridurre le spese per i servizi pubblici.
Nonostante questa necessità, l’Europa non sembra affrontare il problema con la dovuta gravità e si dimostra inefficiente dato che: “ Abbiamo trattato valutazioni iniziali e provvisorie come se fossero dottrina consolidata, inserendole in leggi estremamente difficili da modificare”, afferma l’ex premier.
“Una politica efficace in condizioni di incertezza richiede adattabilità. È qui che l’Europa si è inceppata”. La mancanza di adattabilità dell’UE è data, oltre che dalle leggi improvvisate, dalla frammentazione delle istituzioni che stanno lavorando in proposito.
La prima strategia europea per l’IA risale all’aprile 2018, e da allora sono stati creati diversi enti e piani d’azione per lo sviluppo di nuovi dispositivi digitali e la loro diffusione all’interno delle imprese.
In particolare è stato garantito supporto alle giovani startup grazie a investimenti per un totale a oggi di circa 150 miliardi di euro.
Nonostante la volontà di modernizzazione, le norme create per garantire l’affidabilità dell’IA, definite dall’AI Act, ostacolano lo sviluppo delle aziende del settore. Nello specifico, il Digital
Rulebook (la raccolta di leggi sull’IA) ha esposto diverse aziende a costi di conformità e a incertezza giuridica.
Queste problematiche sono state affrontate nel rapporto Draghi 2024, che relaziona il deficit di competitività europeo agli oneri amministrativi e alle incoerenze normative.
Sulla base di questa analisi, la Commissione Europea ha adottato il Digital Omnibus nel novembre del 2025. Il pacchetto prevede due punti fondamentali: l’unificazione degli enti e delle strategie adottate riguardo a dati, sicurezza informatica e privacy al fine di contrastare il problema della frammentazione istituzionale; e la revisione dell’AI Act per rafforzare il quadro normativo.
Nonostante il recente riconoscimento degli errori commessi e l’apporto delle dovute modifiche, l’Europa rimane in forte svantaggio rispetto alle altre potenze globali. L’Unione Europea, lo scorso anno, ha prodotto appena 3 nuovi modelli fondamentali di IA, a fronte dei 15 cinesi e dei 40 statunitensi.
Un esempio lampante è quindi quello degli USA: le big tech statunitensi stanno attuando enormi investimenti nell’intelligenza artificiale; Meta, Amazon, Alphabet e Microsoft nel 2023 hanno investito complessivamente 151 miliardi di dollari in IA, saliti a 246 nel 2024 e a 320 miliardi nel 2025.
Cifre enormi se confrontate con i 150 miliardi di euro impiegati dall’UE dal 2018 a oggi. Anche riguardo ciò Draghi è intervenuto, raccomandando il raggiungimento di 800 miliardi di euro in IA per tenere il passo con la concorrenza.
La mancanza di finanziamenti nella nuova tecnologia da parte degli stati blu è data anche dalla poca disponibilità di potere di acquisto delle imprese locali.
La capitalizzazione in borsa dei “Magnifici Sette” USA è infatti pari a circa 10 volte quella delle maggiori aziende europee, come dimostrano i grafici seguenti, che mostrano in rosso le società americane e in blu quelle d’Europa.

La corsa all’intelligenza artificiale rappresenta la nuova frontiera dell’economia moderna; un ritardo di oggi si trasformerà in un arretramento irreversibile se non si cambia l’attuale approccio. L’avanzamento in questo ambiente definisce la centralità nel mercato globale ed è quindi fondamentale investirci, per perseguire la propria indipendenza da stati esteri. L’Europa si è dimostrata impreparata alla rivoluzione tecnologica del nostro tempo e Draghi lo ha fatto presente, sta all’UE ora definire nuove strategie e adattarsi alle necessità presenti.

