MONDIALI 2030: LA SFIDA DI MAROCCO, SPAGNA E PORTOGALLO

Per la prima volta gli incontri si terranno in tre continenti diversi. Uruguay, Argentina e Paraguay ospiteranno le partite di apertura come omaggio simbolico al centenario del torneo

 di Hajar Qacem

Inizio col dire che non posso che essere contraria alla lettera inviata dal Presidente della FIFA Gianni Infantino alle 46 federazioni partecipanti al Mondiale con la richiesta di non portare la politica in campo.

I Mondiali di calcio sono essi stessi un’azione economica e dunque anche politica.

Un grande evento, capace di spostare milioni di persone e miliardi di euro, di cambiare la fisionomia di intere città, di dare visibilità a un paese e di rappresentare uno strumento per rilanciare politiche nazionali, non può non essere considerato un atto politico, come lo è scegliere un paese piuttosto che l’altro per ospitare questo grande evento. La politica fa parte del calcio e delle alte sfere del calcio da sempre.

Il comitato esecutivo della FIFA ha approvato all’unanimità il dossier Marocco-Spagna-Portogallo come candidatura unica per ospitare la Coppa del mondo di calcio del 2030. Mentre questi tre paesi sono già noti per la loro ricca tradizione calcistica, quest’unione rappresenta un nuovo capitolo nella storia del calcio. A questa novità si aggiunge la volontà di festeggiare il Centenario di questo amatissimo evento. Poichéla prima edizione del torneo si era tenuta nel 1930 in Uruguay, la cerimonia celebrativa si svolgerà a Montevideo e altre tre partite si disputeranno in Argentina, Uruguay e Paraguay.

Per la prima volta, dunque, sei squadre (Argentina, Marocco, Paraguay, Portogallo, Spagna e Uruguay) sono già qualificate. Rimangono così 42 posti da conquistarsi per dar vita al primo Mondiale della storia giocato contemporaneamente in tre continenti.

“In un mondo diviso, il calcio unisce”, ha spiegato il presidente della FIFA, Gianni Infantino.  Come non considerare, dunque, questa scelta un atto politico di grande significato? La candidatura congiunta, in un’epoca in cui il calcio è diventato un riflesso del mondo globale, ai mondiali del 2030 potrà dimostrare che la collaborazione può portare a risultati straordinari dal punto di vista dei rapporti tra nazioni confinanti e non solo.

E allora segnatevi questa data e preparatevi a vivere un torneo spettacolare che promette emozioni e suscita speranze per un mondo più unito e magari anche più equo.

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