In questi giorni, abbiamo assistito al decollo e all’atterraggio dell’astronave Orion, nell’ambito della missione Artemis II. Inizialmente pianificata per il 2019, si tratta della prima spedizione con equipaggio che si spinge oltre l’orbita terrestre bassa dopo Apollo 17 nel 1972.
di Ginevra Barbieri e Vlad Borlovan
L’equipaggio del veicolo spaziale Orion, ribattezzato “Integrity”, comprende Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota), Christina Koch e Jeremy Hansen (specialisti). Dalla loro nomina, nell’aprile del 2023, hanno seguito un duro addestramento, specifico per ciascuna delle fasi della missione, incluse le situazioni di emergenza. Il lancio è stato effettuato dal Kennedy Space Center (USA) nella notte tra 1 e 2 aprile, alle 00:35 ora italiana, mentre il rientro è stato completato con successo nove giorni dopo.
Artemis II è stata importante sotto diversi punti di vista.
Prima di tutto, è stato raggiunto il punto più distante dalla Terra mai toccato da un veicolo spaziale: 406.771 km. È stata anche la prima missione con equipaggio di Orion, per il quale era necessario un collaudo in vista delle prossime missioni Artemis. Inoltre, ha permesso di testare la comunicazione ottica, cioè l’utilizzo di laser per trasmettere quantità enormi di informazioni in tempo reale. È stato, infine, sede del progetto AVATAR (A Virtual Astronaut Tissue Analog Response), che sviluppa “organ-on-chip” delle dimensioni di una chiavetta USB con dentro cellule umane con lo scopo di simulare la risposta fisiologica a fattori ambientali diversi, studiare in modo più accurato le cause di alcune malattie e prevedere gli effetti inaspettati dei farmaci così da creare trattamenti personalizzati in futuro.
Il lungo viaggio è stato anche utilizzato come opportunità per monitorare la salute e il sonno degli astronauti nello spazio profondo, i livelli delle radiazioni e l’impatto di quest’ambiente sul sistema immunitario. Gli esperimenti non si sono conclusi con l’atterraggio: infatti, alcuni parametri vengono monitorati sin da sei mesi prima del lancio e così sarà sino a Maggio.
La missione Artemis II si è sviluppata secondo una sequenza ben definita di manovre e attività progettate per testare in condizioni reali tutte le capacità del veicolo Orion e del suo equipaggio. Dopo il lancio, la capsula ha raggiunto un’orbita terrestre alta, completando un giro intero attorno alla terra. Questa manovra, che può sembrare superflua, è stata fondamentale per controllare i sistemi di bordo prima di eseguire la manovra di inserzione translunare, che ha indirizzato il veicolo verso la Luna.
Il momento centrale della missione è stato il sorvolo completo della Luna, avvenuto nel sesto giorno della missione. In questa fase, gli astronauti hanno potuto osservare regioni mai visibili direttamente dalla Terra e identificato due nuovi crateri, successivamente denominati Integrity (come il nome della navicella) e Carroll (come la moglie morta del comandante Wiseman). Come previsto, durante il passaggio dietro la Luna si è verificata una perdita di segnale di circa 40 minuti, dovuta all’assenza di collegamento diretto con la Terra.
Sempre nel corso della missione, l’equipaggio ha potuto assistere a un’eclissi solare della durata di 57 minuti.
La missione si è conclusa con il rientro nell’atmosfera terrestre, avvenuto a una velocità di circa 40.000 km/h (11 km/s, Mach 32), che è stato il più rapido mai registrato per un equipaggio umano e ha rappresentato un test cruciale per lo scudo termico e per la sicurezza complessiva del veicolo.
Questa nuova fase dell’esplorazione lunare si basa su una stretta collaborazione tra diversi Paesi, regolata dagli Artemis Accords, che definiscono principi comuni per l’esplorazione pacifica dello spazio.
La cooperazione internazionale consente di condividere risorse e competenze, rendendo più concreto l’obiettivo di una presenza umana stabile sulla Luna.
In questo contesto, l’Italia, che è stata tra i primi Paesi ad aderire agli accordi, ha un ruolo importante attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Il contributo principale riguarda lo sviluppo di moduli abitativi, fondamentali per permettere agli astronauti di vivere e lavorare nello spazio in sicurezza.
Artemis II rappresenta un passaggio fondamentale per il ritorno dell’uomo nello spazio profondo. Non si tratta solo di dimostrare che è possibile raggiungere di nuovo la Luna, ma di verificare che le tecnologie e i sistemi siano davvero affidabili per missioni più complesse e durature.
La missione unisce test tecnici, ricerca scientifica sul corpo umano e collaborazione tra diversi Paesi, creando le basi per una presenza stabile sul nostro satellite. In questo senso, Artemis II è un passo concreto verso le future esplorazioni, che potrebbero portare l’umanità fino a Marte e ancora più lontano.

