Foto di Carlotta Sorio

Nei corridoi compaiono volantini con messaggi shock, ma non è vandalismo: parte il progetto di Peer Education della 3E per sostenere gli studenti tra ansia da social e ricerca di sé.

di Hajar Qacem

I corridoi del nostro istituto si sono svegliati con volantini dai messaggi esplosivi. Non è un atto vandalico, ma una coraggiosa iniziativa di “Peer Education” guidata dalla Professoressa Claudia Marchetti e dai suoi studenti della classe 3E, supportati da ATS Valpadana, per trasformare il disagio in una rete di supporto concreto.

Chi si aspettava un semplice manifesto istituzionale è stato accolto da messaggi che colpiscono dritto: “Voglio spaccare tutto” e “Se non sono perfetto non valgo”. Queste parole, che sembrano quasi urla d’aiuto, sono in realtà il manifesto del progetto “Spacchiamo tutto”, un’iniziativa di Peer Education condotta con passione e determinazione.

Come ci racconta la professoressa Marchetti, l’iniziativa si inserisce perfettamente nella cornice formativa della Rete “Scuole che promuovono la salute”, di cui il nostro Istituto è parte, insieme ad altri istituti della provincia. Con il sostegno prezioso di ATS Valpadana, per l’anno scolastico in corso, la Peer Education si va ad aggiungere a un portafoglio di progetti già testati come lo sportello psicologico, i corsi di Primo Soccorso e Sicurezza, e “La mia vita in te”.

“Rompere il silenzio era fondamentale – spiega la professoressa – La mia spinta, come docente, è stata quella di valorizzare i processi cognitivi tra pari, creando un ambiente dove il passaggio di informazioni generi riflessioni libere dal giudizio del docente.” In un’epoca dove l’ansia da prestazione e le difficoltà relazionali pesano come macigni, il progetto si fa forza sul dialogo tra pari per dare concretezza all’esempio. “L’esempio è uno strumento potentissimo, e quando è testimoniato da un coetaneo, il coinvolgimento è immediato. Ci si riconosce, si condividono vissuti e sogni”, ci dice la prof Marchetti.

Tra le varie riflessioni nate attorno a queste provocazioni visive, spicca quella di Alice Rizzi, che si è soffermata sul significato profondo del messaggio di un volantino incentrato sull’importanza di smettere di guardarsi allo specchio per iniziare finalmente a vedersi davvero. Secondo la studentessa, alla loro età e soprattutto a causa dei social network, accettarsi è diventato difficile perché si vive in una costante competizione e in un continuo confronto con storie, post e like, che ormai sembrano essere la cosa più importante da ricevere. Essendo costantemente esposti sui propri profili, i commenti negativi sono sempre in agguato e il problema principale è che lo specchio non mostra più l’individuo per ciò che è, ma riflette l’immagine di come si vorrebbe essere visti dagli altri. Passando il tempo a scorrere video su Instagram o TikTok, ci si lascia incantare da vite e corpi apparentemente perfetti, dimenticandosi dei filtri e dei ritocchi nascosti dietro lo schermo. Si genera così un circolo vizioso in cui ci si paragona a standard inesistenti, finendo per sentirsi sbagliati e legando la propria autostima al numero di follower. Per Alice, iniziare a “vedersi” davvero significa quindi spegnere il telefono per riscoprire se stessi fuori dal mondo virtuale, imparando ad accettare i propri difetti anziché nasconderli per paura del giudizio altrui.

La reazione degli studenti non si è fatta attendere: “collaborazione e curiosità” immediate. La formazione acquisita dai ragazzi più grandi, destinata ai compagni delle prime, è stata per loro stessi una leva personale di autoconsapevolezza. I cambiamenti sono tangibili: “Ho visto studenti timidi aprirsi con più serenità, ho visto sinergie e una consapevolezza solida della dimensione emotiva. Ma soprattutto – conclude Marchetti – ho visto attivarsi l’ascolto, l’abilità di mettersi da parte per dar spazio all’altro.” È un progetto che si avvia a diventare strutturale nella nostra offerta formativa.

L’obiettivo non è solo sollevare una discussione, ma offrire una rete di aiuto immediata. Come spiegano gli studenti della classe 3E, Alice Rizzi e Alessandro Gandolfi, la scelta di inserire specifici contatti nasce per passare subito dalla riflessione all’azione. Il primo riferimento è lo sportello d’ascolto interno, gratuito, protetto e gestito da uno psicologo professionista, pronto ad accogliere disagi come ansia scolastica e stress relazionale.

Per casi più complessi o per questioni legate alla famiglia, come sottolinea la studentessa Emma Menegolli, ci si può rivolgere al Consultorio di Mantova. Questa struttura offre un team multidisciplinare (psicologi, assistenti sociali, medici) e il grande vantaggio di accogliere minorenni anche da soli, senza autorizzazione dei genitori, garantendo privacy e gratuità. Infine, per le situazioni di massima criticità, la studentessa Carlotta Sorio spiega che è stato inserito il contatto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Attraverso il suo Numero Verde anonimo e gratuito, l’ISS offre un ascolto diretto e indirizza verso i centri di cura più adatti sul territorio.

“Spacchiamo tutto” non è solo uno slogan. È l’inizio di una nuova era a scuola, dove il benessere non è un accessorio ma il cuore della formazione. Non siate spettatori, date un’occhiata ai volantini e apritevi al dialogo. Se volete approfondire il valore didattico-formativo della Peer Education, non esitate a visitare il link ufficiale di ATS Valpadana: https://www.ats-valpadana.it/peer-education.

Di Hajar Qacem

Mi piace informarmi costantemente sull`attualità. Non sono sognatrice oziosa, bensì una persona capace di intraprendere misure concrete per realizzare i propri obiettivi. Perciò mi piace condividere le mie scoperte con gli altri per stimolare discussioni interessanti.

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