Sento il profumo delle margherite ogni volta che esco in compagnia, ma mi ricordano te. Non so cosa sia successo, non mi importa nemmeno, rivedo il tuo sorriso ogni giorno nei parchi, sento le nostre cavolate che ululano nella mia testa, vedo la nostra amicizia che mi scorre davanti ogni giorno.
Da quando non sei più con me, tu hai preso una parte di me.
Posso immaginarmi qualsiasi futuro possibile ma comunque riesco a vivere una vita non programmata.
Ogni giorno le stesse domande: “Sono abbastanza?”, “Come appaio io agli occhi degli altri?”
Tutto quello che vivo, vedo, leggo e sperimento diventa parte di me, e va benissimo così.
Una parte di me è tecnologia: il telefono, il computer e l’impegno per farli funzionare.
Lo sono anche la matematica, la fisica e il modo di fare che incoraggiano. Lo sono le persone che incontro e i miei amici, perché tutti hanno qualcosa che mi incuriosisce e che posso rendere mio.
Lo è il gioco e il divertimento, che non deve mai mancare nella vita. Lo è il teatro, che mi ha reso quello che sono ora.
Tutto questo mi ha reso me stesso, e non ho bisogno di essere nessun altro.
Io sono nato emotivo, sono emotivo, mi sento emotivo, ma sento che il mondo non lascia spazio a questo; sento che, in qualche modo, così come ho ricevuto la parola, ora il mondo me la sta togliendo.
Io sono la persona che morirebbe per aiutare le persone intorno a sé, anche se ma sento che pian piano il mio urlo di aiuto sta lasciando posto al silenzio…
Sono convinto di una cosa nella vita: “Anche se il mondo non mi rende una persona migliore, ho il dovere morale di rendere il mondo un posto migliore”.

