La toccante testimonianza di un’ex studentessa del Fermi
di Arnela Blido e Christian Bellini
Ha scelto di rimanere anonima.
Raccontare la propria sofferenza non è semplice. Eppure, ha trovato il coraggio di farlo per il MyFermi. Affinché facessimo conoscere la sua vicenda, affinché il suo dolore potesse aiutare chi si è trovato – o si trova – in una situazione simile. Per sentirsi compreso ma anche per reagire, per uscire dal baratro in cui si sprofonda in quei momenti, per trovare la forza di chiedere aiuto e di andare avanti. Come lei, oggi persona serena e realizzata.
Ecco la sua storia.
“Mi sono iscritta nel 2018 all’indirizzo scientifico.
Ho avuto episodi di bullismo anche alle medie: foto e video che giravano… ma era capitato solo una o due volte e comunque mai così gravi come nel secondo anno delle superiori.
Durante il primo anno non ho mai avuto problemi di socializzazione, anche perché avevo il mio gruppetto di amiche.
Dal secondo anno in poi, invece – e non ne ho ancora capito il motivo-, ho iniziato a subire atti di bullismo: venivo esclusa da qualsiasi attività in classe, nessuno si sedeva più accanto a me e nessuno voleva fare i lavori di gruppo insieme a me, anche se io andavo molto bene a scuola.
Il bullismo diventava più pesante nei giorni in cui c’erano le lezioni pomeridiane. Ricordo ancora che ci fu un periodo in cui io non andai più a scuola il pomeriggio, perché quando ci andavo mi escludevano completamente e anzi mi prendevano di mira: un giorno, ad esempio, entrata in classe, tutti smisero di parlare.
All’inizio pensavo che fosse solo una mia impressione, anche perché non sono mai stata una persona con una vita da gossip. E poi inizialmente cercavo di non prendermela: tentavo di mantenere un rapporto civile anche con chi non mi stava particolarmente simpatico.
Poi, però, ci fu un episodio che mi fece capire che non mi sbagliavo. La classe era divisa in due. Uno del gruppetto “popolare” aveva detto al prof che avevo copiato durante la verifica e che avevo cambiato il voto. Non era andata così. Ma il professore in questione chiamò mia madre a scuola e io mi dovetti scusare per una cosa che non avevo fatto. In quel momento capii che la situazione era ormai degenerata.
Ci furono altri comportamenti scorretti: bigliettini sgradevoli, spinte, capelli tirati…
Nonostante succedessero anche in classe, non tutti i professori sembravano cogliere. Anzi, a volte, forse senza rendersene conto, contribuivano a screditarmi davanti ai compagni.
Mi ricordo ancora di quella volta in cui stavo leggendo il mio pezzo di storia; forse avevo scritto tanto, perciò la prof aveva iniziato a prendermi in giro, facendo commenti come “Eh, ma sei egocentrica”, “Stai prendendo il tempo degli altri”, “Ti dovresti sentire in colpa, perché vorrebbero leggere il proprio anziché sentire il tuo”.
Alcuni professori, però, avevano capito; ricordo quando, di fronte a un commento molto offensivo nei miei confronti, una prof mise la nota ai bulli in questione.
Per un po’ cercai anche di entrare nelle loro grazie, lasciandoli copiare durante le verifiche. Ma nemmeno questo servì.
Entrai in depressione e cominciai con l’autolesionismo.
Poi arrivò l’estate. Speravo che l’estate sistemasse tutto.
Invece il primo giorno della terza i compagni fecero come se non esistessi: non mi guardarono né mi parlarono per tutta la mattina. Tornai a casa piangendo.
I miei genitori sapevano tutto e mi trovarono uno psicologo.
Spesso ero a casa da scuola, perché andarci mi procurava molto dolore.
Decisi di andare dalla preside. Avevo le prove: i bigliettini, le foto dei post di Instagram in cui le compagne si incontravano per feste, compleanni, etc., mentre io ero esclusa. Chiesi di cambiare classe. Dopo molte insistenze da parte mia e di mia madre, la Dirigente accolse la mia richiesta.
Tenni nascosta la questione ai miei compagni. Alla prof di educazione fisica chiesi dieci minuti a fine lezione. Tenni un breve discorso e conclusi dicendo loro che le cose che mi avevano augurato, nonostante tutto, non le avrei mai augurate a loro.
Il giorno successivo la ragazza che aveva orchestrato tutto mi portò la colazione e gli altri mi diedero una lettera di scuse.
Nonostante questi gesti, provarono a bullizzarmi anche in quarta e in quinta ma si arresero, perché ormai non reagivo più alle loro cattiverie e perché avevo trovato l’ambiente giusto per me. Nella nuova classe, infatti, mi sono sentita subito a mio agio: i prof fecero di tutto per farmi sentire la benvenuta e si impegnarono anche a proporre lezioni su attualità con dibattiti e questo ci aiutò a esprimerci e a conoscerci; invece, nella vecchia classe continuavano gli episodi di bullismo anche a danno di altre ragazze.
Con la nuova classe mi sono molto legata: infatti ogni tanto usciamo insieme, anche se ognuno di noi ha un lavoro o sta frequentando l’università.
Credo che le persone non cambino, alcune hanno bisogno di emergere a scapito di altre. Potrebbero capire cosa provocano solo se vivessero sulla loro pelle un evento traumatico simile.
Il mio consiglio, per chi si trova in situazioni simili a quelle che ho vissuto io, è di parlarne subito con familiari e amici”.

