di Cattivik

La foto che vedete, assieme ad altri contenuti video, sta facendo il giro di tutta Mantova ma, abbiamo scoperto, risale a qualche settimana fa.

Rassicuriamo subito che il lavandino non ha subito danneggiamenti e il teleosteo è stato regolarmente smaltito. 

Ma cerchiamo di capire meglio cos’è successo con gli elementi che abbiamo.

Anzitutto l’animale è stato individuato come appartenente alla specie Sparus Aurata, nota per la sua importanza culinaria, il cui nome deriva dalla striscia giallo dorato che caratterizza la fronte dell’animale.

Ciò conferma che la comunemente chiamata orata in questione appartiene all’habitat marino e non scolastico.

Dunque, la prima anomalia riscontrata è la sua collocazione: per quale ragione il pesce non si trovava nel suo luogo d’origine o cucinato in un piatto?

Oltre al posto insolito in cui è stato individuato, si nota altresì che il soggetto è disteso su un fianco e sta in superficie: si tratta di un decesso o di una simulazione?  In effetti tale prassi è un meccanismo di difesa noto alla zoologia col nome di tanatosi (dal greco thanatos, “morte”) ed è utilizzato da animali come l’opossum della Virginia (USA), per scoraggiare i predatori in situazioni di estremo pericolo.

A questo punto si potrebbe ipotizzare che qualche ricercatore abbia inteso porre le basi per la possibile nascita di un settore dedito all’allevamento ittico nei lavandini, con particolare propensione verso i lavandini scolastici.

Nei video diffusi in rete la creatura viene denominata “Fabrizio Corata”, suggerendo un collegamento tra il branchiato e il noto personaggio televisivo. In tassonomia si è soliti attribuire al nome della specie il nome dello scienziato che l’ha scoperta: pensiamo, ad esempio, al nome Corydoras Schulzei riferito esattamente allo scienziato Harald Schultz.  Potremmo quindi presumere che tale scienziato fosse presente al momento del rinvenimento dell’animale. Ancora non si hanno notizie certe in merito, nemmeno sugli eventuali sviluppi delle ricerche avviate presso i bagni dell’Istituto Fermi.

Tuttavia, è evidente che i contenuti multimediali realizzati sono usciti dalla cerchia dei ricercatori in questione e diffusi su ampia scala e in breve tempo.

La diffusione dell’immagine è stata capillare e velocissima: in circa due ore tutta la scuola era a conoscenza dell’esistenza dell’amico pinnato; in quattro ore sono giunte segnalazioni da scuole al di fuori del Fermi e, poco dopo, persino civili comuni hanno ricevuto le immagini. Una diffusione talmente veloce da ricordare quella che avviene in certi film di zombie.

Ci è stato comunicato che il team dei ricercatori è stato individuato e invitato a fare chiarezza sulla questione. Speriamo quindi di ricevere notizie più certe sugli esperimenti scientifici condotti nell’istituto scolastico mantovano, che giustificherebbero l’uso dell’orata non per nobili fini come il sostentamento di qualche umano. Non possiamo infatti nemmeno lontanamente pensare che possa essere solo uno scherzo di pessimo gusto di qualche buontempone.

Dando dunque per scontato che non sia stato fatto alcuno spreco di cibo ma un sacrificio a favore della scienza, rimane il problema dell’immagine del pesce.

Come può essersi sentito il nostro Corata? Se foste stati voi ad essere su quella foto o in quei video? Messi in ridicolo o addirittura modificati da IA per rendervi divertenti agli occhi di estranei?

Vengono realizzati molti progetti per informare sulla pericolosità di internet in merito alla diffusione in rete di immagini personali ma non tutti provano sulla propria pelle (o sulle proprie squame) quest’esperienza drammatica, difficile anche solo da immaginare. Alcuni non ne escono vivi. Nemmeno i pesci.

Abbiate giudizio nell’utilizzo degli strumenti digitali e dei contenuti che diffondete; il rischio è reale e nessuno ne è immune.

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