Alessio Catanzaro e sua mamma Luisa Cigognetti ci raccontano 3 giorni di paure e sevizie dopo la cattura della nave appartenente al movimento della Sumud Flotilla su cui era presente lo stesso Alessio.

Di Adam Gamal

“Era diventata una situazione di pura sopravvivenza, anche dal punto di vista psicologico.”

“Ci spruzzavano con i cannoni ad acqua nel freddo gelido della notte, tutto il nostro cibo risiedeva in un pezzo di pane congelato.”

Questi sono solo alcuni scorci dei soprusi che Alessio Catanzaro — ricercatore in fisica teorica, oggi conosciuto soprattutto per il suo profondo impegno civile — ha dovuto affrontare insieme a centinaia di altri attivisti, dopo che la loro nave carica di aiuti umanitari è stata intercettata e sequestrata dall’esercito israeliano.

Un racconto lucido e doloroso, arricchito dalla testimonianza di sua madre. È lei a ricordare i dettagli più cupi di quei giorni: i numeri scritti a penna sui polsi dei prigionieri e la camicia nera indossata dal ministro Ben-Gvir. Riferimenti espliciti a una pagina della storia del Novecento che speravamo di non dover rivivere.

In questo podcast non troverete la semplice cronaca distaccata. Vi porteremo dietro le quinte del racconto giornalistico mainstream, guardando la realtà attraverso gli occhi e il cuore di chi ha avuto il coraggio di vivere questa esperienza in prima persona e, soprattutto, la forza di raccontarla.

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