Alla scoperta di Libera: l’associazione che coinvolge i giovani nella lotta alle mafie
di Ginevra Barbieri e Letizia Rossato
Quando si sente parlare di mafia, spesso si pensa a qualcosa di lontano, legato soltanto al Sud Italia o ai film sulla criminalità organizzata. In realtà le mafie sono presenti anche nel Nord del Paese e influenzano la vita quotidiana molto più di quanto immaginiamo. Proprio per questo esiste Libera, un’associazione nata nel 1995 che ogni giorno si impegna per diffondere la cultura della legalità e della giustizia sociale.
Libera è una rete che unisce associazioni, scuole, cooperative, sindacati e gruppi di volontariato con un obiettivo comune: contrastare le mafie, la corruzione e tutte le forme di illegalità. Ma il lavoro dell’associazione non si limita solo alla lotta contro la criminalità organizzata. Libera promuove anche il rispetto dei diritti, la ricerca della verità e soprattutto la memoria delle vittime innocenti delle mafie.
Ogni anno, il 21 marzo, durante la “Giornata della memoria e dell’impegno”, vengono letti pubblicamente i nomi delle oltre mille vittime innocenti uccise dalle mafie. Un gesto simbolico ma molto importante, perché ricordare significa non lasciare che queste storie vengano dimenticate.
Abbiamo intervistato una volontaria del Coordinamento di Mantova di Libera, che ci ha raccontato la sua esperienza all’interno dell’associazione. Ha conosciuto Libera durante le scuole superiori grazie a un incontro organizzato dai professori, ma è stato qualche anno dopo, ascoltando Don Luigi Ciotti parlare a un evento culturale, che ha deciso di avvicinarsi davvero a questa realtà.
Nel 2015 ha partecipato a un campo estivo di “E!State Liberi!”, un progetto che permette ai giovani di lavorare nei beni confiscati alle mafie. L’esperienza vissuta a Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, l’ha colpita profondamente: ascoltare le testimonianze dei familiari delle vittime e conoscere da vicino certe realtà le ha fatto capire quanto fosse importante impegnarsi in prima persona.
Tornata a Mantova, ha deciso di entrare nel Coordinamento provinciale di Libera, dove oggi ricopre il ruolo di referente. Insieme agli altri volontari organizza incontri nelle scuole, eventi pubblici e attività di sensibilizzazione sul territorio.
Tra le storie che più l’hanno segnata ci sono quelle di Marcella Di Levrano e Giuseppe Bommarito. Marcella aveva trovato il coraggio di denunciare persone legate alla Sacra Corona Unita, mentre Giuseppe, carabiniere, fu ucciso da Cosa Nostra dopo aver scoperto attività mafiose. Attraverso le testimonianze dei loro familiari, Libera cerca di trasformare il dolore in impegno e consapevolezza.
Naturalmente non mancano le difficoltà. Molti pensano ancora che la mafia sia un problema distante, mentre anche territori come la Lombardia sono stati coinvolti in importanti processi contro la criminalità organizzata. Inoltre, essendo tutti volontari, spesso manca il tempo e il supporto necessario per portare avanti tutte le iniziative.
Secondo la volontaria, però, i giovani possono fare molto nella promozione della legalità. Legalità significa rispetto delle regole, ma anche difesa dei diritti, lotta al lavoro nero e attenzione verso i problemi sociali. Informarsi, partecipare e non restare indifferenti sono i primi passi per cambiare le cose.
Il messaggio finale rivolto ai ragazzi è semplice ma importante: scegliere dei valori e impegnarsi per difenderli. Anche un’esperienza di volontariato può aiutare a crescere, conoscere nuove persone e capire meglio il mondo che ci circonda.
Perché la lotta alle mafie non riguarda solo magistrati e forze dell’ordine: riguarda tutti noi.

