Una perversa attrazione alla morte, vista in chiave erotica e presentata attraverso la relazione fra due donne con una vasta differenza di età.
di Nouha Karmouch
Probabilmente spopolato nel suo primo periodo per la presenza della multipremiata attrice Gillian Anderson, il film racconta di Kris (Hannah Einbinder), una neo-regista che ha un solo obiettivo: dare alla luce un remake originale del primo film di Camp Miasma. La saga di Camp Miasma racconta di Little Death, assassino che vive in fondo al lago di un campeggio, che ogni anno torna in superficie e uccide per vendicarsi di come le persone lo avevano trattato quando in quel campeggio ci andava lui. Kris ama questa saga, che sfortunatamente è andata in rovina a causa dei troppi remake, e decide di ridarle onore. Per farlo, Kris coinvolge l’attrice originale della ragazza sopravvissuta (final girl) del primo film, Billy Prestley (Gillian Anderson), che vive ancora nell’isolato campeggio dove venne girato l’originale Camp Miasma. È proprio questo luogo, segnato dalle vicende della saga e immerso in un’atmosfera inquietante, a fare da sfondo alla storia e, piano piano, a rendere sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione. La relazione fra le due evolve rapidamente, portando alla luce ossessioni e perversioni legate alla morte; nel frattempo, Kris viene sempre più avvolta dall’atmosfera terrificante della saga.
A parte portare alla luce temi come la sessualità, le sue perversioni e la transfobia, “Teenage, Sex and Death at Camp Miasma” riporta sullo schermo l’estetica degli horror degli anni ’80 e ’90, con fontane di sangue, scene comiche e killer psicopatici che uccidono solo per il gusto di farlo, con molti riferimenti ai più grandi successi horror.
Se da un lato il film brilla per la sua capacità di citare e parodiare i classici dell’horror senza mai perdere una propria identità, dall’altro alcuni passaggi narrativi risultano confusi e rischiano di appesantire il ritmo. Alcuni temi, in particolare quelli legati alla sessualità e all’identità, vengono introdotti in modo interessante ma non sempre sviluppati con la stessa profondità con cui vengono presentati. Nonostante questi limiti, “Teenage, Sex and Death at Camp Miasma” è un’opera originale e coraggiosa, che riesce a divertire e inquietare allo stesso tempo. È un film che parla agli appassionati dell’horror classico, ma che offre anche una riflessione sul cinema contemporaneo e sulla continua tendenza dell’industria a riproporre remake e reboot. Tra sangue finto, humor nero e omaggi ai grandi slasher del passato, il risultato è un’esperienza tanto bizzarra quanto memorabile.

