La longa manus dello spionaggio statunitense in Italia è emersa solo agli inizi degli anni Novanta, ma ancora oggi la vicenda appare vaga o estranea ai più. L’operazione paramilitare, diretta dai Servizi Segreti statunitensi, mirava a scongiurare la minaccia sovietica, seppur con metodi non celeri. Questa è l’Operazione Gladio.

di Lanfredi Omar

Giulio Andreotti – l’uomo più influente e forse il più controverso della Prima Repubblica – fa per la prima volta il nome di Gladio ad un anno dalla caduta del Muro di Berlino. Il vecchio ordine mondiale, fondato su due blocchi contrapposti – l’Occidente atlantista da una parte e l’Est sovietico dall’altra – sembrava oramai un mondo lontano. Eppure, per oltre quarant’anni la tensione aveva caratterizzato l’intero scacchiere internazionale.

L’Operazione Gladio – il cui motto è stato «silendo libertatem servo» (letteralmente, “proteggo la libertà in silenzio”) – ha rappresentato, per il nostro Paese, una sorta di proiezione di un sistema di spionaggio internazionale istituito nell’ambito della NATO e foraggiato dalla CIA, i Servizi Segreti americani. Il termine con cui ci si riferisce a queste entità è stay-behind, perché agiscono nell’ombra, col preciso proposito di escludere l’opinione pubblica e, quindi, di manipolare i fili della politica internazionale da dietro le quinte.

Gladio rappresenta una realtà italiana già a partire dal Secondo Dopoguerra: in quegli anni, il PCI (Partito Comunista Italiano), alimentato dal malcontento della classe operaia, ridotta alla fame dal conflitto, rappresentava il più grande gruppo politico di ispirazione marxista dell’Europa occidentale. Il suo successo era, inoltre, cresciuto in seguito alle vicende legate alla Resistenza partigiana, combattuta in buona parte da comunisti.

Nel 1948, le prime elezioni della neonata Repubblica italiana determinano la vittoria e l’inizio del lungo dominio politico della Democrazia Cristiana, ma era, altresì, concreta la possibilità che si costituisse un Governo del Fronte Democratico Popolare, composto dal PCI e dai socialisti del PSI.

Questo scenario metteva chiaramente a repentaglio la solidità del Blocco atlantico e l’egemonia statunitense, sostenuta invece dalla DC. I più infervorati anticomunisti erano terrorizzati all’idea che i nemici politici potessero prendere il sopravvento: temevano, infatti, l’instaurazione dell’ennesimo regime comunista e che, quindi, l’Italia tutta finisse, come le altre potenze del Patto di Varsavia, nell’area di influenza sovietica.

È nel ‘49 che Gladio prende forma, ma sarà ufficializzata e gerarchizzata sette anni dopo in seguito ad un’intesa tra la CIA e i nostri Servizi Segreti.

Gladio è stata ufficialmente sciolta nel 1990 dallo stesso senatore Andreotti, all’epoca Presidente del Consiglio. Oltre a renderne nota l’esistenza, lo storico leader dei democristiani si è rivelato decisivo per il disvelamento di alcuni dettagli: nove anni dopo, durante l’omonimo processo, ha definito Gladio una «struttura di informazione, risposta e salvaguardia». Ha precisato, inoltre, che si era trattato di un organismo “nella NATO, ma non della NATO”, operante «nella più assoluta riservatezza» e composta da «personale – donne incluse – in grado di assolvere alle proprie funzioni con massima efficienza e senza esporsi». In caso di “invasione militare in Italia”, queste persone sarebbero state pronte a reagire con una controguerriglia.

Giulio Andreotti interpellato durante un processo

L’attività dell’operazione si spense nel tempo, in quanto il pericolo comunista andò via via scemando.

Il PSI si allontanò, inoltre, dal PCI per fondare il cosiddetto Pentapartito con la Democrazia Cristiana, il Partito Socialdemocratico, il Partito Liberale e il Partito Repubblicano. Ciò permise l’esclusione del partito massimalista – quello comunista – dal Governo italiano dal 1981 al 1991. Gli americani, a questo punto, hanno tirato un sospiro di sollievo.

Il parossismo della Guerra fredda era ormai passato e, nel frattempo, il PCI aveva cambiato radicalmente connotati ideologici, scivolando in un progressivo revisionismo: si era passati dal temuto indirizzo leninista a quello gramsciano e, infine, col compromesso storico siglato da Enrico Berlinguer, il Partito aveva concluso la sua trasformazione.

Secondo i giornalisti Indro Montanelli e Mario Cervi, Gladio ha rappresentato una struttura perfettamente legale e lecita: in Italia, ha avuto vasta eco soltanto perché usata allo scopo di coprire lo sfascio dell’ideologia comunista nell’Europa orientale. Né può dirsi che il suo scioglimento sia in linea con la condotta italiana annosamente tesa a garantire stipendi ai dipendenti di enti ormai divenuti inutili.

Manifestazione di protesta contro Gladio

Quello che più colpisce della vicenda non è tanto la cupa segretezza della struttura, bensì il filo rosso che collega Gladio ad altri eventi drammatici del secondo Novecento italiano. Sussistono, infatti, comprovati collegamenti al caso Aldo Moro, all’attività della Loggia massonica P2, alle stragi terroristiche degli Anni di piombo. Perfino negli ultimi anni sono stati denunciati intrecci con le mafie e con gruppi dell’estrema destra neofascista extraparlamentare.

Gli anni Novanta rappresentano un punto di svolta: il mondo è mutato e così anche l’Italia, che si è trovata a fronteggiare situazioni politiche diverse, ambigue e, soprattutto, celate agli occhi dell’opinione pubblica. Tra queste c’è Gladio e, tutte insieme, hanno contribuito alla caduta di quel sistema politico che ha caratterizzato l’Italia del secondo Novecento e che oggi indichiamo col nome di Prima Repubblica

3 commenti a “SILENDO LIBERTATEM SERVO”

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