“Il miglior romanzo fantascientifico di nonfiction che io abbia mai letto” – Jonathan Lethem

di Borlovan Vlad

Nel gennaio 2025, per salvaguardare i diritti e gli interessi delle generazioni future di umani, animali e vegetali che non hanno voce nella società di oggi e sono minacciate dal cambiamento climatico, viene istituita a Zurigo, in Svizzera, un’agenzia apposita. Con a capo Mary Murphy, l’agenzia viene informalmente battezzata “Il ministero per il futuro”.

Pochi mesi dopo, una catastrofica ondata di calore colpisce l’India con un numero di morti più alto di quello della Prima guerra mondiale. Frank, un volontario che lavorava nella zona, rimane l’unico sopravvissuto di un intero paesino. Il trauma dell’ondata di calore lo accompagnerà per tutta la vita, tramite un brutto caso di disturbo da stress post traumatico e un incessante desiderio di cambiare con le sue mani la situazione del clima nel mondo.

È così che inizia la storia di Mary e di Frank, protagonisti de “Il ministero per il futuro” di Kim Stanley Robinson, un maestro di letteratura sul clima. L’etichetta di romanzo fantascientifico sta stretta a questo libro, perché quando l’ho aperto non ho solo trovato una storia avvincente, ambientata in un mondo sull’orlo della catastrofe climatica che potrebbe colpire anche noi in futuro, ma ho trovato molto di più.

Infatti, tra i molteplici corti capitoli, si possono anche trovare: testimonianze inventate che calano il lettore nella vita di chi vive questa catastrofe giorno dopo giorno; descrizioni surreali delle Alpi, di giungle, dell’Antartide e dell’oceano; testi espositivi e dialoghi tra personaggi innominati che spiegano nel dettaglio i problemi che il mondo affronta realmente oggi di fronte alla crisi climatica; alcune storie secondarie che restano a sé o si ricollegano ingegnosamente con la storia principale; e infine anche una buona dose di corti indovinelli e poesie a tema che alleggeriscono la lettura complessiva.

Un libro poliedrico del genere può sembrare molto difficile da prendere in mano, ma Robinson è molto abile nell’equilibrare tutte queste personalità.

Il risultato è che il lettore legge degli sforzi dell’umanità per salvare il clima, sia nel grande, con Mary che cerca di convincere le banche a salvare il mondo, che nel piccolo, con la gente comune che compie attentati in nome dell’ambiente. Così facendo il lettore resta incollato al libro, impaziente di vedere cosa l’aspetta la pagina successiva, e nel frattempo acquisisce una conoscenza intima e precisa del problema del cambiamento climatico in tutte le sue sfaccettature economiche, politiche, etiche e non solo.

In particolare, ho apprezzato molto l’uso esperto di lunghi elenchi, che non hanno il vero scopo di essere letti, ma servono a dare un senso di grandezza, essenziale quando si tratta di clima, che spesso un solo numero non riesce a trasmettere. Per esempio, rispetto ad una statistica che dice che oggi il tasso di estinzione è mille volte più alto di quello della norma, basta un elenco di tredici righe di solo alcune delle specie che si sono estinte di recente per far capire in un attimo e in modo più efficace la grandezza colossale della situazione climatica in cui siamo immersi.

Tutto sommato, “Il ministero per il futuro” è un libro molto importante perché, mentre ci porta in un mondo inventato apparentemente lontano, ci incoraggia a riflettere sui problemi del mondo di oggi e a vedere come il riscaldamento globale e l’inquinamento sono problemi grandi, ma diventano molto meno spaventosi se lavoriamo insieme come specie umana.

Robinson poteva benissimo scegliere di scrivere un romanzo, un testo divulgativo sul clima o un libro di poesie e indovinelli; però ha deciso di fare tutto ciò allo stesso tempo, e penso pienamente che in questo caso l’intero sia più grande della somma delle sue parti.

Il destino di Mary, Frank e di tutto il resto del mondo davanti alla crisi climatica lo lascio scoprire a chi deciderà di leggere questo testo.

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