Documenti desecretati, piattaforme online nate per analizzare le sue email, e nuovi scandali che riportano al centro il tema degli abusi nelle élite globali. Il nome di Jeffrey Epstein continua ad interessare anche dopo la sua morte.
Di Serena Scalari
Ma iniziamo dal principio. Chi è Jeffrey Epstein?
Sarà capitato a tutti almeno una volta di sentire il suo nome, o le condanne a suo carico. Si parla di uno dei volti americani più noti nell’ambito finanziario e imprenditoriale, con una rete di conoscenze che attraversa diversi ambiti come la politica, la scienza e molto altro.
Partito da Wall Street, la sua ascesa ha subito un brusco arresto nel 2005 con la comparsa di accuse di reati sessuali su minori e prostituzione e con testimonianze di ragazze minorenni reclutate con la promessa di compensi per svolgere “massaggi” che si rivelavano essere poi veri e propri abusi.
Nel 2008 riesce ad ottenere il patteggiamento per queste accuse. Non viene condannato a pene severe, ma si assiste ad un vero e proprio favoreggiamento anche verso possibili complici. Lo stesso Epstein riceve una pena di poco più di un anno da scontare in carcere, ma con permessi quotidiani per uscire e per lavorare in ufficio.
Questi favoreggiamenti non passano inosservati e creano una prima grande frattura nell’opinione pubblica, soprattutto per quanto riguarda la visione della giustizia e sulla presenza di corsie preferenziali.
Nel 2019, dopo altre inchieste giornalistiche, una maggiore sensibilizzazione riguardo agli abusi sulle donne grazie al movimento #MeToo ha riportato l’attenzione sul caso di Jeffrey Epstein, portando di nuovo al suo arresto, questa volta con l’accusa di traffico internazionale su minori.
In questo caso si ha uno scenario diverso, gli viene negata una cauzione e si prospetta un processo pubblico, con particolare attenzione ai suoi legami con altre persone di rilievo.
Poche settimane dopo morì in carcere. La versione ufficiale parla di suicidio, ma le circostanze hanno alimentato dubbi e teorie per anni: molti ipotizzano che sapesse troppe cose, soprattutto riguardo alle persone connesse con gli abusi.
Ma l’aspetto sorprendente è la grande attenzione mediatica che ancora oggi, quasi sette anni dopo la sua morte, circonda l’alone di mistero del caso Jeffrey Epstein. Un caso che non si è concluso con la morte del colpevole protagonista, perché nuovi materiali continuano a emergere e a riaccendere il dibattito pubblico.
È proprio in questo contesto che entrano in gioco i cosiddetti Epstein Files: un insieme di documenti giudiziari desecretati tra il 2024 e il 2026, diventati il simbolo di quanto questa vicenda sia ancora viva e complessa.
Per “Epstein Files” si intende un titolo giornalistico, diventato quasi un’etichetta, che riguarda non un singolo dossier, ma migliaia di pagine che contengono dati come testimonianze, email, atti processuali, che hanno alimentato nuove domande sui rapporti di Epstein con figure di rilievo e sulle dinamiche di potere che hanno permesso per anni di insabbiare accuse gravissime.
Ed è proprio qui che il terreno diventa minato. La quantità di materiale è tale che nessuno, nemmeno i giornalisti investigativi più esperti, può dire di averlo analizzato completamente. Ci vorranno anni per comprendere davvero cosa contengano tutti quei documenti, e questo lascia spazio a interpretazioni affrettate, letture parziali e, soprattutto, a un ecosistema digitale in cui circolano documenti falsi, manipolati o addirittura creati da zero. Alcuni sono così ben costruiti da sembrare autentici, ma non lo sono.
Per questo motivo esiste una sola fonte ufficiale: la pagina del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ), che pubblica esclusivamente i materiali verificati e rilasciati legalmente.
Un esempio emblematico di questo interesse ancora vivo è la nascita di JMail, una piattaforma creata da due programmatori che hanno deciso di rendere consultabili in modo semplice e intuitivo le email legate al caso. Non si tratta di un progetto ufficiale, né di una fonte primaria: Jmail ricrea la casella di posta elettronica di Epstein e utilizza esclusivamente materiale già pubblico, permettendo agli utenti di esplorare le comunicazioni, cercare nomi e ricostruire autonomamente i contatti presenti nei documenti.
Il caso Epstein ha però riacceso un tema più ampio: il rapporto tra celebrità, potere e presunti abusi.
Un tema che ritorna anche nelle accuse rivolte a Sean “Diddy” Combs che sono state al centro delle discussioni nell’ultimo anno, figura centrale dell’industria musicale americana.
I due casi sono molto diversi per contesto e implicazioni, ma condividono un punto fondamentale: mostrano come personaggi di grande influenza possano trovarsi al centro di denunce che mettono in discussione i meccanismi di protezione, silenzio e impunità che circondano certi ambienti privilegiati.
Il caso Epstein non è solo una vicenda giudiziaria: è un modo per capire come funzionano le zone d’ombra del potere contemporaneo.
Le domande aperte sono ancora molte: chi ha protetto Epstein? Quali figure erano coinvolte o a conoscenza dei suoi traffici? Perché alcuni nomi continuano a essere oscurati?
Nonostante la mole di documenti pubblicati, la sensazione è che la verità completa sia ancora lontana. E che il caso Epstein continuerà a essere un punto di riferimento ogni volta che si parlerà di abusi nascosti dietro il prestigio e il privilegio.

