Alcune non sono nemmeno più larghe delle loro spalle o più lunghe del loro corpo, ma, nonostante ciò, ci sono persone che vivono in queste bare
di Camilla Furini
Sono unità abitative per la maggior parte illegali, che vengono ricavate da vecchi appartamenti e complessi residenziali, e che, per i più fortunati, fungono contemporaneamente da soggiorno, cucina e camera da letto. Queste “stanze” sono note come case bara, e non solo.
Secondo il South China Morning Post, esistono diverse tipologie di casa abusiva ad Hong Kong. Ma prima di scoprirle nei dettagli, è fondamentale premettere alcune cose: uno stipendio medio ad Hong Kong varia tra i 1100 e i 1700 € al mese, ma una casa classica costa circa 10 mila € al m2. Hong Kong è infatti il mercato immobiliare più costoso al mondo da circa 14 anni, e per questo oltre 200 mila persone non hanno altra scelta che vivere in queste soluzioni.
La prima tipologia di casa è il mono appartamento. È la più dignitosa tra le case abusive della città. Sono monolocali di 30-40 m2 che vengono divisi in 3 unità abitative, ciascuna con una mini-cucina e un mini-bagno privato. Ogni unità abitativa è quindi poco più di 10 m2, quindi grande circa come una cella di una prigione italiana. Spesso, in uno spazio così ridotto, ci vivono più persone: nel 10% dei casi più di quattro. Sono infatti le case generalmente scelte dalle famiglie a basso reddito. Il costo mensile si aggira intorno ai 600-700 € al mese.
La seconda tipologia di casa sono le case sgabuzzino. Sono stanze di 3,5 m2, quindi grandi quanto un bagno medio italiano. Essendo molto piccoli, sono locali pieni di oggetti personali. Non posseggono un bagno privato, infatti ci sono 1 o 2 bagni da condividere con circa 10 persone, e se si è fortunati si può avere anche un miniventilatore sul soffitto o addirittura una finestra. Inoltre, il letto è inserito accanto fornelli, dunque lo spazio per muoversi risulta quasi inesistente. Il costo mensile si aggira intorno ai 450 € al mese.
La terza tipologia di casa, nonché la più comune, è la casa bara. Sono scatole in legno e metallo, grandi 1,5 m2. Ogni piano del palazzo in cui si trovano, è formato dai 20 ai 30 appartamenti suddivisi in piccoli cubi. I corridoi e le stanze sono molto bassi, tanto da non riuscire a camminare in posizione eretta. L’edificio, infatti, tramite ristrutturazioni illegali, è stato modificato: i piani sono stati divisi a metà in altezza, così da ricavarvi un livello aggiuntivo, in modo da far entrare più persone. Dentro alla stanza ci sta soltanto un materasso, che copre interamente il pavimento. Di conseguenza bagno e cucina sono in comune con gli altri residenti. Hanno inoltre una porta scorrevole che si chiude con un lucchetto, in modo da garantire un po’ di privacy. Le pareti e il soffitto possiedono ganci e barre metalliche, utili per appendere gli oggetti personali. Alcune hanno anche una mini-tv posizionata ai piedi del letto. Il costo mensile si aggira intorno ai 350 € al mese.
Secondo un’intervista fatta a Coco, una residente che vive lì da ormai dieci anni, le case bara non sono dotate per la maggior parte di una finestra, e quindi averla è un gran lusso. Inoltre, ha affermato di aver visto tre persone morire in queste stanze: “quando le persone al piano di sopra chiudono le porte, risulta difficile capire quando sono morte. Generalmente quando iniziano a puzzare chiamiamo la polizia”.
L’ultima tipologia di casa è la casa gabbia. Come dice il nome, sono gabbie a rete metallica, impilate le une sulle altre. Le dimensioni sono di 1,3 m2. Il pavimento, come nelle case bara, è occupato da un materasso, e gli oggetti personali vengono appesi alle pareti. Dentro ad una stanza standard vengono inserite tra le 15 e le 20 gabbie, in modo da far alloggiare più persone possibile. A differenza delle case bara, non c’è privacy, in quanto sono vere e proprie gabbie, esposte agli odori e ai rumori di tutti gli inquilini. Il costo mensile si aggira intorno ai 170 € al mese.
Ciò che accomuna tutte queste “case”, è chiaramente l’illegalità, che porta anche a problemi di sicurezza e di igiene. Sono infatti molto sporche, talvolta infestate anche da scarafaggi e cimici del letto. Il 55% di queste abitazioni è situato a Kowloon, che storicamente fu un quartiere in cui vennero ospitati gli operai cinesi durante le dominazioni inglesi. Molti si trovano anche in enormi complessi residenziali come il Monster building e la Lucky House.
Ma chi ci vive? Secondo i dati dell’Ufficio Trasporti di Hong Kong, il 64% dei residenti ha tra i 25 e i 64 anni, mentre il 16% ne ha meno di 15, che secondo alcune stime sarebbero almeno 50 mila minorenni. Gli occupanti più comuni però sono le persone con un reddito basso, tra cui pensionati, tossicodipendenti, ex detenuti e persone con malattie mentali.
L’idea iniziale del governo era quella di ricollocare nel giro di poco tempo, le persone che vivono in queste condizioni disumane, ma Hong Kong ha iniziato ad espandersi rapidamente, e tutta la superficie edificabile è stata utilizzata. La realizzazione di nuove case popolari è inoltre un processo lento: si stima che a giugno 2020 ci fossero in lista 155.800 persone in attesa di avere una casa popolare in affitto. Ma dopo un anno, solo 10.400 persone sono riuscite ad ottenere un posto in cui dormire. Questo ha spinto e spinge tanti a cercare alloggi ultra-economici, pur di non finire in mezzo alla strada. Nel 2003 sono state rilevate 66 mila unità abusive che nel 2020 sono salite a 100 mila, con un prezzo medio delle abitazioni che è salito da 450 a 560 € mensili. Ad oggi il governo sta cercando di agire: il piano sarebbe quello di eliminare totalmente entro il 2049 tutte le abitazioni abusive. Secondo voi sarà possibile?

