di Giacomo Terzi

Ci sono momenti nella vita di uno studente che si immaginano per anni e che poi, una volta arrivati, sembrano passare in un attimo. La consegna dei diplomi è uno di questi. Sulla carta è una cerimonia ordinata. Ma basta guardarla da vicino per capire che dentro quel pomeriggio c’è molto di più di una formalità.

La giornata si è aperta alle 15, con l’ingresso delle classi chiamate dalla Dirigente Scolastica Marianna Pavesi e accompagnate dai rispettivi coordinatori. Dopo l’Inno di Mameli, la cerimonia ha seguito una precisa scaletta: prima le Borse di studio ai diplomati con 110 e lode:

Flaminia Polcini della 5B, Gaia Boccaletti della 5C, Valentino Giraldini, Marta Goldoni e Francesco Poldi della 5E, Tommaso Tonini della 5F. 

Poi è arrivata la consegna di tutti i diplomi: un gesto che diviene rito. Si sale sul palco, si ritira il proprio titolo e si scende. Eppure, ogni ragazzo attraversa il momento a modo suo: c’è chi sorride appena, chi cerca subito lo sguardo di qualcuno in platea, chi resta composto fino all’ultimo e chi sembra voler attraversare la passerella tanto attesa il più velocemente possibile.

Nel suo intervento, la Dirigente ha ricordato agli studenti di “aver imparato formule, teoremi, leggi scientifiche, linguaggi matematici. Ma avete imparato anche a resistere alla fatica, a cercare una risposta quando sembrava impossibile trovarla, a non arrendervi subito davanti alla complessità”.

“La conoscenza è una forza straordinaria, ma diventa davvero grande solo quando incontra il rispetto, il senso di comunità, l’attenzione per gli altri – continua Marianna Pavesi – siate fieri della vostra preparazione, ma siate ancora più fieri della vostra capacità di essere persone corrette, capaci di rispetto, ascolto e gentilezza. Il mondo ha bisogno di menti brillanti, certo. Ma ha ancora più bisogno di menti brillanti che abbiano cuore”.

A nome delle istituzioni, è intervenuta l’assessora alle Politiche Giovanili del Comune di Mantova Alessandra Riccadonna. Nel suo saluto ha ringraziato famiglie, docenti e studenti, ricordando che questi anni sono un passaggio delicato tra adolescenza e vita adulta. L’invito è stato quello a “studiare” e a “sognare in grande”, ma senza perdere “uno sguardo verso l’altro”, perché “non è in solitudine che si ottengono i maggiori risultati”. Nel concludere, l’assessora ha augurato ai ragazzi “di trovare la vostra strada”, ricordando loro che, dopo gli studi, Mantova li accoglierà sempre.

Accanto ai discorsi ufficiali, però, restano soprattutto le parole più semplici.

Janiss, ex 5F, alla domanda se consiglierebbe la scuola ai ragazzi più giovani risponde senza esitazioni: “La consiglierei tantissimo, perché mi ha permesso di essere in parte la persona che sono”.

Lisy, ex 5F, sceglie, invece, una sintesi per raccontare le emozioni della maturità: “prima l’ansia, sia per l’esame che per il futuro. E poi tanta soddisfazione”. 

Uno sguardo più ampio “sul dopo” è arrivato grazie alla professoressa Paola Piva, che segue il sondaggio “Let’s Keep In Contact”, attivo da anni all’interno della scuola. Il progetto raccoglie in forma anonima dati sui percorsi dei diplomati: chi lavora, chi prosegue gli studi, in quali settori e in quali città. Come spiega la professoressa, i risultati degli ultimi anni sono estremamente soddisfacenti: “il 90-95% dei ragazzi ha trovato lavoro in un settore congruente con gli studi”, mentre tra chi si iscrive all’Università “i tre quarti scelgono facoltà scientifiche o tecniche”.

La professoressa Carletti descrive la consegna dei diplomi come “un momento sempre emozionante” perché in pochi minuti trascorrono davanti agli occhi tutti e cinque gli anni delle superiori. Gli studenti, dice, si ritrovano “cambiati sia fisicamente che nel carattere” e, per quelli che ha seguito in tutta la durata del quinquennio, sottolinea di aver dato “il mio piccolo contributo affinché questo momento si potesse realizzare”.

La parte più viva della cerimonia è stato il discorso di due studentesse che hanno avuto il coraggio e il piacere di raccontare agli altri i loro cinque anni: hanno ridato vita a immagini quotidiane come le risate tra i banchi, le ricreazioni nei corridoi, gli esperimenti in laboratorio e i progetti. Unica e indimenticabile è stata la gita di quarta a Roma, fatta di pioggia, camminate e della ricerca della carbonara migliore, al prezzo più basso.

“Elencare solo le cose belle è banale”, perché un percorso così lungo non è fatto solo di momenti felici, ma anche di difficoltà, incertezze e fasi complicate. 

La giornata si è conclusa alle 16.15 con il countdown e il “lancio dei tocchi”: il gesto più simbolico della cerimonia. 

Non è soltanto la chiusura di un ciclo, ma il momento in cui la scuola lascia andare i propri studenti sperando di aver donato qualcosa che non si misura con un voto.

Per un pomeriggio, le lancette dell’orologio sono tornate indietro nel tempo, fino a giorni fatti di lavoro fra i banchi, difficoltà e studio. Ma anche di legami, ricordi e aspettative. E poi, ognuno prenderà la propria strada, anche se, per un attimo, il “Fermi” è tornato a essere “casa”.

“Oggi vi salutiamo con orgoglio e con un nodo alla gola: perché vi lasciamo andare, ma non vi perdiamo. E che il futuro vi assomigli”.

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