Una figura di spicco del femminismo in età giolittiana.
di Iulia Marasescu
A causa delle difficoltà economiche della famiglia, Majno e sua sorella non riescono a completare la scuola primaria, ed è il fratello Alfoso ad occuparsi dell’istruzione delle bambine, insegnando loro francese ed inglese. A ventiquattro anni sposa l’avvocato Luigi Majno, di orientamento socialista e difensore dei diritti dei lavoratori. Come gran parte delle femministe del tempo, Majno crede che la maternità sia la più importante caratteristica femminile, e che ogni madre, reale o potenziale, debba lottare contro sfruttamento, ingiustizia e discriminazione. La violenta repressione con cui vengono pers eguitate le associazioni femminili operaie fa capire a Majno che “l’unione fa la forza”.
La sua prima opportunità di impegno sociale è nel 1890, nell’ambito del servizio di guardia medica per le donne povere. L’attività è estremamente richiesta, ma di fronte a crescenti richieste le entrate non sono sufficienti a sostenere il progetto. Majno quindi sfrutta le sue grandi doti organizzative e oltre a chiedere aiuto ad alcune sue amiche benestanti, sviluppa e predispone la procedura per un riconoscimento formale dell’ente, al fine di poter ricevere sovvenzioni. Grazie al suo contributo, si riesce ad andare incontro a tutte le necessità e di offrire anche servizi aggiuntivi, come aiuti in denaro alle più povere e lezioni di puericultura (ramo della pediatria che si occupa della cura di neonati e bambini).
Il 28 dicembre, Majno fonda a Milano l’Unione Femminile. L’obiettivo è quello di «riunire tutte le buone volontà e dare un pratico indirizzo alle energie disgregate o latenti, indicando come la donna possa svolgere anche oggi un’azione utile […] nel campo della beneficenza, dell’istruzione, dell’assistenza all’infanzia traviata o derelitta, alla maternità, ecc., accettando le funzioni di consigliera, delegata, visitatrice, ispettrice, ecc.» (Unione Femminile, nn. 1-2, quarta di copertina). L’associazione forma delle volontarie che effettuano visite a luoghi di lavoro, analizzando i bisogni e approfondendo proposte con progetti innovativi.
È proprio nell’ambito dell’Unione Femminile che Majno sviluppa l’Ufficio di Indicazioni, una realtà che rappresenta l’antenato dei patronati sociali odierni. L’Ufficio offre informazioni sugli organismi assistenziali esistenti e aiuta i bisognosi nella compilazione delle pratiche necessarie e a trovare le vie più brevi al fine di ottenere questi sussidi. Il progetto riscontra molto successo e nel 1907 viene incorporato negli Uffici Comunali di Milano, diventando un esempio per le altre città italiane. Grazie a ciò, Majno diventa parte di una commissione volta al coordinamento delle attività assistenziali. Inoltre, sempre grazie al coinvolgimento e all’impegno dell’Unione Femminile, alla guida delle Opere Pie si trovano anche alcune donne come Rebecca Calderini, Carlotta Clerici e la stessa Majno, dato che la legge del 1890 non esclude le donne dai consigli di amministrazione di ospedali, orfanotrofi e strutture analoghe.
Majno si occupa anche di un altra importante criticità del tempo: la prostituzione. La regolamentazione del tempo protegge il vizio maschile senza risolvere il problema delle prostitute, la maggior parte di età dai 12 ai 16 anni, che spesso finiscono sulla strada a causa dello sfruttamento sociale ed economico a cui tutte le donne sono sottoposte. Nel 1902 nasce l’Asilo Mariucca, una realtà che si occupa del recupero delle bambine ed adolescenti vittime di violenze sessuali o già avviate sulla strada della prostituzione.
Nonostante la legge per la protezione del lavoro femminile e minorile del 1902, Majno non è ancora soddisfatta a causa della mancanza di uno strumento di ispezione e controllo. Perciò nel 1904 l’Unione presenta al Ministero un progetto per l’Ispettorato Femminile, ispirato al sistema inglese, e un corso di Igiene Sociale per la preparazione di Ispettrici di fabbrica. Inoltre, grazie al suo contributo e a quello del marito, che aiutano ad ottenere tutte le delibere necessarie per la sua realizzazione, viene istituita a Milano la prima clinica del lavoro.
Oltre alle sue opere sociali per la protezione dei soggetti più deboli, Majno scrive anche vari elaborati in cui tratta di altre questioni importanti. Tra questi ricordiamo: un articolo del 1902 in cui illustra il rapido sviluppo industriale italiano e le crescenti disuguaglianze che ne insorgono, augurandosi «di veder presto sorgere quella nuova organizzazione sociale […] come la clinica del lavoro [allo scopo] di preservare la classe lavoratrice dalle conseguenze dannose inerenti alla sua missione sociale» (Majno Bronzini, 1902a, p. 65); e un denso elaborato sulla delinquenza minorile e la sua prevenzione scritto nel 1910 durante la sua appartenenza alla Commissione Reale.
Dopo la morte del marito avvenuta nel 1915, Majno fa sempre più fatica ad identificarsi nell’Unione Femminile (divenuta nel frattempo Unione Femminile Nazionale), che col tempo comincia a tendere verso il nascente movimento fascista. Decide quindi di distaccarsene completamente e di seguire da vicino le attività dell’Asilo Mariuccia, occupandosi del problema dei minori devianti e dando contributi importanti a quelle che saranno le riforme che porteranno alla fondazione del Tribunale per i Minorenni.
L’impegno di Majno è instancabile, e continua a lottare per i diritti dei più deboli fino alla sua morte nel 1933.

