Cosa ne pensano i ragazzi del Fermi.

di Giulio Peruffo

È questa la domanda che mi sono fatto io per parlarvene: che cos’è il bullismo?

Secondo Wikipedia, “Il bullismo è un comportamento prevaricatore di natura fisica e/o verbale, caratterizzato da molestia e aggressività anche di tipo minaccioso, sempre di natura intenzionale o intenzionalmente non inibita.”

Quest’articolo allora potrebbe finire qui, no?

In realtà, no. Sapere cosa vuole veramente dire bullismo e quali sono le sue implicazioni significa saperlo riconoscere, saperlo affrontare, saperlo evitare. E ciò non è così facile, perché anche il bullismo, come ogni fenomeno umano, si evolve nel tempo, mutando forma.

Una prova della sua evoluzione è il cyberbullismo, nato nel 2002 poco dopo l’avvento di internet (con “nato” si intende che è stato ufficialmente riconosciuto dalla comunità scientifica nella data citata). Esattamente come mutano forma, e vittime contro cui scagliarsi, anche i tipi più datati di bullismo, come quello razziale, per fare un esempio. 

Il bullismo è sempre stato una brutta bestia, che provoca dolori talmente profondi da portare anche al suicidio, nei casi più estremi.

Per capire cosa ne sanno e come lo vivono gli studenti del Fermi, abbiamo compiuto un’indagine, diffusa in modo capillare, grazie alla collaborazione dei professori e delle funzioni strumentali prof.ssa Marchetti e prof. Calzone.

Hanno risposto al nostro sondaggio 1450 studenti su 2299, ossia il 63%.

L’83% di questi sa cos’è il bullismo.

Alla domanda “Secondo te, il Fermi è un luogo sicuro per una/un ragazza/o?”, il 70,1% ha risposto che si sente al sicuro a scuola. 

Tuttavia, il 50% dei partecipanti ha dichiarato di aver sentito parlare di qualche forma di violenza al Fermi: il 71,7% di quella verbale, il 39% di bullismo fisico, il 27% di bullismo razziale e il 23% di bullismo di genere; seguono poi il bullismo omotransfobico (17,4%) e il cyberbullismo (14,9%).

Il 10,6% del totale ha dichiarato di aver subito atti di bullismo; di questi, solo il 33,6% ne ha parlato con qualcuno. Chi lo ha fatto, ha tuttavia precisato nel 61,4% dei casi che l’aver chiesto aiuto è stato inutile o inefficace.

Il 42,1% degli studenti ha affermato che l’istituto non è pronto a fronteggiare questo fenomeno o che non è in grado di applicare punizioni adeguate. Insomma, secondo alcuni la scuola non è ancora sufficientemente dotata di mezzi per difendere i ragazzi e contrastare il bullismo.

Tra i suggerimenti, emerge la richiesta ai professori di parlare di più con gli studenti e di prestare maggiore attenzione alle dinamiche di classe. E qualcuno chiede che i primi a dare l’esempio, comportandosi sempre in modo corretto e senza discriminare o fare differenze tra studenti, siano proprio gli insegnanti. Anche la famiglia è chiamata in causa: se un genitore usa violenza, il modello sarà riprodotto dal figlio. Diversi hanno sottolineato il problema del bullismo fuori dall’istituto, alla fermata degli autobus, motivo per cui vorrebbero maggiori controlli. E uno studente ha parlato della necessità di uno spazio, nell’istituto o addirittura sul blog MyFermi, in cui i ragazzi che hanno subito qualche forma di bullismo possano chiedere aiuto. Infine c’è chi ritiene che le note disciplinari e le sospensioni non siano sufficienti: occorrerebbero punizioni più severe.

Alla domanda “Se tu fossi testimone di un atto qualsiasi di bullismo, cosa faresti?”, la maggior parte ha dichiarato che si attiverebbe, chi cercando di difendere la vittima e di parlare al bullo per convincerlo a fermarsi, chi chiamando un professore, la Dirigente o in generale un adulto.

I dati emersi sono davvero interessanti e potranno dare il via a riflessioni sull’argomento da parte delle famiglie, dei professori e della Dirigenza.

Il mio invito è questo: ricordate, ragazze e ragazzi, che, solo perché siete in difficoltà, bullizzati, esclusi o semplicemente derisi, non vuol dire che siate soli: le vostre famiglie, gli amici, i professori e la Dirigente sono lì per voi nel momento del bisogno, per darvi supporto o aiutarvi con il morale. Restate uniti e non arrendetevi di fronte alla depressione. Il bullismo può essere battuto: insieme possiamo vincerlo.

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