Illustrazione di Emma Baù

Il dibattito sempre più acceso sull’utilità di imparare a scrivere in corsivo (e a mano) da bambini

di Ginevra Barbieri

Nell’era digitale, in cui la comunicazione quotidiana passa sempre più attraverso tastiere, schermi e messaggi vocali, la scrittura in corsivo viene spesso considerata una competenza secondaria, se non addirittura superata. Eppure, il tema continua a dividere insegnanti, famiglie e studiosi, alimentando un dibattito che trova spazio anche sulle riviste internazionali più autorevoli.

Scientific American e Nature hanno più volte riportato gli esiti di ricerche neuroscientifiche secondo cui scrivere a mano stimola più efficacemente della digitazione aree del cervello coinvolte nella memoria, nell’attenzione e nell’elaborazione del linguaggio. Il corsivo, in particolare, richiede un gesto continuo e coordinato che favorisce lo sviluppo della motricità fine e rafforza il legame tra pensiero e scrittura, aiutando i bambini a organizzare meglio le idee.fu

Anche The New York Times ha dedicato articoli al tema, sottolineando come anche prendere appunti a mano migliori la comprensione e la capacità di ricordare le informazioni, perché costringe a selezionare e rielaborare i contenuti invece di copiarli passivamente.

Non mancano, però, le voci critiche: secondo alcuni esperti, come riportato da The Guardian, il tempo scolastico dovrebbe essere impiegato per sviluppare competenze digitali ormai indispensabili, mentre lo stampatello o la tastiera sarebbero sufficienti per comunicare in modo chiaro ed efficace. Questa posizione vede il corsivo come una tradizione più simbolica che realmente utile nel mondo contemporaneo. Altri pedagogisti, tuttavia, mettono in guardia dal rischio di una scuola eccessivamente orientata alla tecnologia, ricordando che la scrittura a mano contribuisce anche alla concentrazione, alla pazienza e alla capacità di seguire un processo graduale di apprendimento. Rinunciare al corsivo significherebbe inoltre limitare l’accesso autonomo a testi manoscritti, appunti e documenti storici.

Il confronto, quindi, non sembra riducibile a una scelta netta tra passato e futuro, ma, piuttosto, alla ricerca di un equilibrio tra strumenti tradizionali e innovazione tecnologica. In questo senso, insegnare il corsivo non appare come un esercizio per nostalgici, ma come una competenza che può ancora avere un valore educativo e cognitivo di rilievo per la crescita dei bambini, anche in una società sempre più digitale.

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