Dopo i primi decreti lanciati già a settembre dell’anno scorso e l’uscita delle materie, possiamo dire di avere quasi tutte le informazioni per questa “nuova” maturità.
Di Ginevra Barbieri
Giugno 2026 segnerà un punto di svolta per migliaia di studenti italiani, infatti l’esame di Maturità cambia volto e si presenta con una struttura rinnovata, nuove modalità di valutazione e un’attenzione maggiore al percorso complessivo dello studente.
La riforma, voluta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, mira a rendere l’esame finale non solo una verifica delle conoscenze, ma uno strumento capace di misurare competenze, maturità personale e orientamento al futuro.
Dal punto di vista strutturale, l’esame mantiene le due prove scritte nazionali: la prima prova di Italiano, comune a tutti gli indirizzi, e la seconda prova sulle discipline caratterizzanti il percorso di studi. Tuttavia, la novità più rilevante riguarda il colloquio orale, che viene completamente rinnovato. A partire dalla Maturità 2026, il colloquio si svolgerà su quattro discipline, scelte annualmente dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Lo stesso decreto ministeriale individuerà anche le materie della seconda prova e, per alcuni indirizzi specifici, l’eventuale terza prova scritta. Il colloquio non sarà più un’esposizione generica, ma un momento strutturato volto a verificare l’apprendimento in ciascuna disciplina, la capacità di collegare le conoscenze, di argomentare in modo critico e personale e di dimostrare consapevolezza del proprio percorso formativo.
Un aspetto centrale della riforma riguarda la validità dell’esame: la Maturità è considerata superata solo se il candidato svolge regolarmente tutte le prove previste. Il colloquio orale torna quindi a essere un passaggio obbligatorio, ponendo fine alla possibilità di evitarlo o ridurlo a una formalità. In questo contesto assume un ruolo di primo piano il Curriculum dello studente, che diventa elemento di valorizzazione durante il colloquio. Le esperienze extrascolastiche, i progetti svolti, le attività di formazione scuola-lavoro e le competenze maturate nel tempo entrano a far parte della valutazione complessiva dello studente.
Proprio i PCTO cambiano denominazione e diventano ufficialmente “Formazione Scuola-Lavoro”, per sottolineare il legame più stretto tra scuola e mondo professionale. Queste esperienze non sono più viste solo come un obbligo formale, ma come strumenti fondamentali di orientamento e di crescita, in grado di aiutare gli studenti a comprendere meglio le proprie inclinazioni e a orientarsi nelle scelte post-diploma.
Anche la composizione delle commissioni d’esame viene modificata. La riforma prevede una commissione ogni due classi, composta da cinque membri: un presidente esterno, due commissari esterni e due interni. A questa riorganizzazione si affianca l’introduzione di una formazione specifica per i commissari, con l’obiettivo di rendere più omogenee e trasparenti le modalità di valutazione.
La nuova Maturità assume inoltre una chiara funzione orientativa. L’esame non rappresenta più soltanto il punto di arrivo del percorso scolastico, ma diventa uno strumento per accompagnare gli studenti nelle scelte future, che si tratti di proseguire gli studi all’università o di entrare direttamente nel mondo del lavoro. In quest’ottica si inserisce anche il sistema di valutazione finale: resta il punteggio massimo di 100 punti, ma per chi raggiunge almeno 90 punti complessivi la commissione può integrare il voto finale fino a un massimo di tre punti.
Nel complesso, la Maturità 2026 si presenta come un esame più articolato, selettivo e aderente alla realtà formativa degli studenti. Una prova che richiede preparazione disciplinare, ma anche consapevolezza del proprio percorso, capacità di riflessione e maturità personale, restituendo all’esame finale un ruolo centrale nella formazione dei futuri cittadini.

