Chi sei? Un amico, mi rispose.
Strano, è raro trovarne uno vero di questi tempi, eppure si definiva tale.
Mi aggiustai i capelli e mi misi la felpa che mi ero tolto, faceva molto caldo, ma in quel momento sentii uno strano brivido salirmi lungo la schiena.
Quella persona fece lo stesso, come stesse cercando di copiarmi. La cosa mi stranì.
Non ricordo di averti mai incontrato, mi aiuteresti a ricordare chi sei?
Ma come, non ti ricordi? Dai su, non scherzare, facevamo ore a parlare e parlare, mi dicevi che eri solo, che non ti piaceva il tuo fisico, che ti sentivi sempre giudicato e che l’odore del fumo ti dava fastidio.
Dev’essere tanto tempo allora che non ci vediamo, scusami non sono bravo con i nomi, ma evidentemente mi conosci, altrimenti non sapresti così tanto di me.
Tranquillo, nessun problema
Wow, devo dire che se non mi avessi guardato in quel modo, con quella faccia…mi guardavi sempre male, anche adesso. Non penso ti avrei riconosciuto, devo ammetterlo. Sei molto diverso da come ti ricordavo.
Cosa è cambiato di me?
Beh, vedo che ti sei rimesso in forma, devo dire. Complimenti, hai abbastanza confidenza da metterti vestiti più stretti, mi sorprendi.
Grazie mille, anche se ci credo poco. Aspetta, ma certo! Ora ricordo, scusami devo essere molto smemorato, perdonami tanto.
Nessun problema, può capitare a tutti di avere una svista.
Ma come mai porti sempre gli stessi vestiti, sempre larghi?Vestiti un po’ più attillato, non hai un brutto fisico.
No, guarda preferisco così, mi sento un po’ più coperto e a mio agio.
Ma sì, alla fine uno si veste come vuole.
Mi fermai, pensai che fosse il momento giusto per condividere una chiacchierata tra vecchi amici con una sigaretta, allora tirai fuori il pacchetto.
Vuoi una? Chiesi con la sigaretta già in bocca.
No grazie, sai che l’odore mi nausea.
Oddio, scusami, è vero, metto subito via.
Allora con quella ragazza come va?
Ma nulla di fatto, ormai non stiamo più insieme da tempo, ma siamo comunque rimasti amici.
Ah, scusami mi dispiace.
Ma sì, tranquillo.
Continuavo a dire di essere tranquillo, ma dentro non lo ero, qualcosa non tornava.
Le domande diventavano sempre più incalzanti.
Come va con il tuo sogno di diventare un cantante?
No no, non fa per me, mi ci diverto con amici.
E allora cosa hai deciso di fare?
Tutto attorno a me iniziò a girare, quella domanda… quella maledetta domanda.
Tutto divenne più sfocato.
Preferirei non parlarne.
Ma devi farlo.
Cosa vuol dire? Non sono obbligato.
Con me sì, sai che non puoi nascondere niente. Vedo tutto.
Mi stai iniziando a infastidire.
I tuoi genitori alla tua età erano già certi di quello che avrebbero fatto, tua sorella ormai è indipendente. E tu? Deve essere fastidioso non conoscersi a 18 anni.
Tirai fuori il pacchetto e mi accesi una sigaretta, perché la situazione iniziava ad essere angosciante.
Cosa fai ora, ti rifugi in questi stupidi vizi che hai sempre odiato per rimandare queste domande?
Forse l’avvocato.
Ma sei sicuro di essere portato?
Lo scrittore.
Di arte non si mangia nel 2026.
Ti prego smettila, non lo so.
Cosa farai nella tua vita allora? Decidi.
No.
Decidi, ora.
Spensi la luce.
Silenzio. Sano e introvabile silenzio.
Chiusi la porta del bagno dietro di me e spensi subito la sigaretta.
Era tornata la tranquillità.
Forse aveva ragione, ma non potrò mai sfuggire a questa persona, non se questa è nascosta dietro a quel riflesso. Quante cose ha visto quello specchio: mi conosce meglio di me.

